Bicifestazione: bel nome, vero? Ed è bella anche l’idea che ci sta dietro: perché a Roma (come in moltissime altre città d’Italia, del resto) ci si è stancati di accettare il progressivo degrado dovuto al traffico urbano. E, soprattutto, ci si è stancati di aspettare invano qualche intervento concreto per rendere la città “a misura di bici”.
A mettere in piedi questa manifestazione, in programma per il 28 aprile prossimo (Roma, Fori Imperiali, concentrazione alle 16), è un elenco quasi infinito di associazioni e strutture di tutta Italia: dalle varie sedi FIAB al WWF, dal Touring Club Italiano a Legambiente, da Greenpeace a bikeitalia.it.
Io ne sono venuta a conoscenza attraverso Salvaiciclisti Roma, un’associazione che si occupa di mobilità sostenibile e soprattutto dell’uso della bici in ambito urbano (per tutti i tipi di spostamento, non solo bike to work ma anche cargo bike dove possibile). E lo fa davvero molto bene, come dimostra il loro sito pieno di idee, dati, proposte e iniziative: soprattutto se siete di Roma, vale la pena di seguirli con attenzione.
Insomma, cosa ci si propone di fare con Bicifestazione? In poche parole, “la più bella rivoluzione del mondo”: già, perchè dopo sei anni dalla grande manifestazione del 2012 (“Veni, Vidi Bici”) e a dispetto di ogni considerazione economica, ecologica e sociale, la situazione nelle città non solo non è migliorata, ma addirittura si è ulteriormente deteriorata perché – come spiegano gli organizzatori – “è aumentato il numero di chi sceglie metodi leggeri di spostamento e questo cambiamento non è stato recepito dalle istituzioni”. Pedalare non è affatto diventato né più sicuro né più facile, anzi.
Se andate a vedere sul sito di Bicifestazione trovate spiegazioni e motivazioni molto chiare e dettagliate degli obiettivi di questa iniziativa. Che comunque, in sintesi, si possono riassumere in questi punti:
• spazio condiviso sulle strade, rispetto, diritti, sicurezza;
• un nuovo Codice della Strada che tuteli le persone, chi usa la carrozzella, chi cammina e chi pedala;
• sostegno per chi vuole cambiare il modo di spostarsi in Italia;
• meno smog e più trasporto pubblico;
• salire su tutti i treni con la bici.
Tutte cose che trovo sacrosante e assolutamente condivisibili, per le quali credo sia necessario darsi tutti da fare in ogni modo possibile. Tanto più che, personalmente, una cosa che mi indigna profondamente è la facilità con cui molte istituzioni si professano – a parole – favorevoli a una mobilità “dolce”, salvo poi in pratica non realizzare assolutamente nulla di concretamente utile a questo scopo. Mi viene in mente un termine che ho imparato solo pochi giorni fa: “greenwashing”, una pratica che molte aziende furbacchione mettono in atto con profitto “vestendo” i propri prodotti da “amici dell’ambiente” (con un po’ di cartone grezzo e qualche scritta ammiccante), ma senza modificarli di una virgola nei fatti.
Ho l’impressione che molte amministrazioni facciano la stessa cosa con l’uso della bicicletta in città: del “bikewashing”, se vogliamo chiamarlo così. Dichiarazioni entusiastiche, cifre esibite un po’ a casaccio, qualche evento “furbo”; ma poi, come la cronaca tristemente ci ricorda, è il solito ciclista urbano a rischiare (e a volte a lasciarci) la pelle su strade concepite esclusivamente per l’utilizzo automobilistico.
Insomma, io il 28 aprile non potrò essere a Roma per partecipare alla Bicifestazione, perché per allora sarò a pedalare lungo la Svizzera (…poi vi racconto questa nuova idea…) e anche perché – guarda caso – non saprei come trasportare la mia bici da Milano a Roma senza diventare matta, come già è successo lo scorso anno, al termine della Via Francigena.
Però se a Roma ci siete già, o se abitate nelle vicinanze, segnatevi questa cosa, e passate la voce a tutti quelli che potete. Perché i tempi sono davvero maturi per cambiare le cose, e per rivendicare il nostro diritto a muoverci in modo sano e sicuro nelle città.