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Da Lugano a Varese (prima tappa)

3 luglio 2020 By Monica Nanetti

Fin qui, tutto bene. La nostra prima tappa alla scoperta della Via Francisca del Lucomagno è andata alla grande.

A partire dalla fase di avvicinamento in treno, che era quella che mi preoccupava di più. Invece, ci siamo trovate comodamente sedute in una carrozza semivuota di un “Tilo” (i treni che fanno servizio tra Ticino e Lombardia) dopo aver caricato le nostre bici senza la minima difficoltà. E in poco più di un’ora, eccoci a Lugano. Da lì sono solo una decina di km – perlopiù su piacevoli ciclabili – per varcare la frontiera (che è sempre una cosa in po’ surreale, se si viaggia in bicicletta) e ritrovarsi a Ponte Tresa per iniziare il percorso della Via Francisca.

Il lago di Ghirla

Per prima cosa, una nota “tecnica”: per essere un cammino piuttosto nuovo, è decisamente un percorso ben attrezzato. Le credenziali, gratuite, si trovano in un bar a Ponte Tresa; il sito ha un sacco di informazioni utili e le mappe gpx scaricabili sia in versione camminatori che in versione ciclisti; ci sono già parecchie strutture convenzionate; le indicazioni lungo il percorso sono frequenti (magari ogni tanto c’è qualche “buco”, ma non è mica semplicissimo piazzare indicazioni su 135 km… è prevista persino la possibilità di segnalare direttamente i punti da perfezionare, ma confesso che non l’ho fatto per bieca pigrizia); c’è pure una guida cartacea, in vendita da pochi giorni, che spiega tutto per filo e per segno.

In buona sostanza, è davvero un’esperienza consigliabile, almeno per quanto ho visto fin qui. Un itinerario (per i milanesi) a due passi da casa, che in bicicletta può essere percorso in tre giorni, su ciclabili o provinciali tranquille e poco trafficate, immerso in una natura di un verde sorprendente, con boschi fittissimi popolati da scoiattoli e laghetti tranquilli che sembrano usciti da una cartolina. E anche con paesini antichi e pieni di fascino, come per esempio Brinzio, con le sue case piene di fiori e le sue viuzze acciottolate.

Certo, di salita in questa prima tappa ce n’è, e parecchia. Soprattutto per chi, come noi, non ha più l’abitudine alle bici cariche di borsoni. Non a caso a ogni angolo sbucano memorabilia di ciclisti: affreschi dedicati a Coppi e Bartali, fontane “del ciclista”, madonnine pure dedicate ai pedalatori… e strade che salgono per chilometri e chilometri.

Per questo motivo, confesso che il temporalone che si è scatenato nel pomeriggio non mi è dispiaciuto neanche troppo, perché ci ha dato una valida scusa per evitare la deviazione per il Sacro Monte di Varese (che, come è facile intuire, si trova in cima a una salita terrificante). Lo so che è sicuramente molto bello, che è patrimonio unesco, che è uno dei punti di attrazione dell’intero percorso… ma c’è un limite a tutto, e l’idea di spingere la bici per km sotto il diluvio non è decisamente tra i miei ideali per passare il venerdì pomeriggio. Però un’altra volta ci vengo, promesso.

Verdi boschi e salite bastarde

Così abbiamo fatto giusto in tempo ad arrivare nel centro di Varese e a infilarci in una pasticceria prima che di scatenasse un concerto di tuoni, fulmini e acqua a secchiate.

Insomma, per oggi direi che ci è andata molto bene. Questa notte dormiamo in un b&b carinissimo, a due passi dal centro di Varese, che fa parte delle strutture convenzionate con la Via Francisca: si chiama Al Nifontano e ve lo consiglio vivamente, se vi trovaste a passare da queste parti (non è un post sponsorizzato, è solo che secondo me la gente che lavora bene merita di essere segnalata).

Domani, stando alle cartine, dovremmo avere ancora solo una salita, prima di ritrovarci in zone più piatte e più conosciute. E ci sono molte cose belle da vedere, primo tra tutti il monastero di Torba, di cui ho spesso sentito parlare e che sono curiosissima di visitare… sperando che sia aperto, in questi tempi di coronavirus.

In realtà, per quanto un po’ faticosa per qualche salita bastarda, è stata una giornata piacevole e rilassante. Ma mi dispiace rivendermela così a buon mercato: ho pensato che tra un po’ di anni molesterò i miei nipotini raccontando di quella volta che ho viaggiato in bicicletta dalla Svizzera fino all’Italia, mentre era in corso una pandemia. Nulla di falso: tecnicamente ineccepibile; se si vuole aggiungere un po’ di pathos e di eroismo. la comunicazione può fare miracoli..

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: Via Francisca

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