Dato che in queste giornate bollenti l’unica cosa di buon senso sarebbe starsene tappate in casa con l’aria condizionata a palla, ho pensato bene di inzeppare tutto con un quantitativo esagerato di cose da fare, tra cui una partenza per la Svizzera.
Già, perché stasera, dopo la presentazione del libro “Via Francigena for dummies” e l’inaugurazione della mostra fotografica da Labò (ci siete? ve lo ridico: martedì 23/7/19, h 18.30, via Farini 70 a Milano), corro a casa, ficco le ultime cose nello zaino e domattina presto – scioperi permettendo – salgo su un treno in direzione Martigny, nel Canton Vallese.
Anche in questo caso c’è di mezzo la Via Francigena: perché il tracciato completo di questo cammino, in realtà, non comprende solo l’Italia, ma parte da Canterbury attraversando poi un pezzetto di Inghilterra, un bel po’ di Francia e circa 220 chilometri di Svizzera. E mi sono resa conto che quest’ultima parte – quella in territorio elvetico – ha parecchi elementi interessanti.
Prima di tutto perché è molto varia e comprende colline, fiumi, laghi, montagne. In secondo luogo perché lungo il percorso ci sono un sacco di punti di interesse non solo paesaggistici, ma anche storici, culturali e pure enogastronomici (alla faccia di quelli che dicono che in Svizzera si mangia e si beve male). Terzo, perché di fatto è qui il punto più tosto dell’intero percorso, con la salita al Passo del Gran San Bernardo, a 2473 metri di quota: qui si fa montagna per davvero, e scavalcare le Alpi zaino in spalla significa davvero entrare in un mondo diverso.
Morale: ho deciso di andare a vedere com’è questo percorso, e per questa volta di andarci a piedi. Non riuscirò a farlo tutto in una volta, perché ora non ho abbastanza giorni a disposizione (in totale sono 11 o 12 tappe); però – dal momento che ad agosto sarò altrove in vacanza – ho pensato bene di percorrere adesso almeno le tre tappe “in quota”, quelle che da Martigny portano al Passo del Gran San Bernardo, che già da settembre rischiano di essere praticabili con difficoltà.

Poi, con calma, tra settembre e ottobre mi godrò il resto delle tappe, dall’ingresso dal confine francese (all’altezza di Pontarlier) fino a Martigny: un tracciato che in parte già conosco per averlo percorso “in contromano” lo scorso anno, nel giro in bicicletta lungo il Rodano con Annita e Betta; un itinerario di cui ho un ricordo bellissimo.
Per il momento, invece, ci concentriamo sulla parte più dura del percorso, che prevede circa 1000 metri di dislivello positivo per ciascuna giornata di cammino. Parlo al plurale perché questa volta Annita è in vacanza al mare, ma vengono con me altre due amiche, Cecilia e Irene, che vi presenterò meglio nei prossimi giorni. Per ora vi basti sapere che sono anche loro, come me, due “baby boomers” (se proprio volete sapere la nostra età, almeno sforzatevi di fare qualche calcolo…), che nessuna delle due è particolarmente atletica e che l’idea è quella di divertirsi il più possibile e faticare il meno possibile: tutto in pieno stile “se ce l’ho fatta io”, per intenderci.
In effetti, qualche piccolo problema pre-partenza lo stiamo registrando; ma non ci facciamo certo scoraggiare da bazzecole del tipo:
- non sappiamo se domani riusciremo a raggiungere Martigny, nostro punto di partenza, causa sciopero dei trasporti;
- le previsioni del tempo danno temperature di 36 (TRENTASEI) gradi e allo stesso tempo temporali, con un corto circuito meteorologico che assomma le peggiori condizioni per mettersi a scarpinare in salita;
- nessuna di noi è particolarmente allenata o abituata a lunghi percorsi in montagna;
- l’altro ieri, non so come, mi sono stirata il muscolo di un polpaccio e adesso zoppico; questa sera proverò una cura “da cavallo” (nel senso letterale del termine, con arnica ad uso veterinario ad elevatissima concentrazione) sperando in bene. Alla peggio inizierò a nitrire.
In tutto questo, l’umore è ottimo e noi tre sembriamo delle liceali prima della gita di classe. Domani vi racconto come è andata la nostra tappa di trasferimento, e da giovedì si incomincia a scarpinare. Mandateci qualche in bocca al lupo, perché mi sa che ne avremo bisogno.