
Quarta e quinta tappa della nostra Ciclocavalcata Aleramica del Monferrato; ormai mancano poche decine di km (una volta tanto pianeggianti) per chiudere l’anello a Casale Monferrato e rientrare alla nostra base.
Altre due tappe intense, a conferma che con i dislivelli monferrini non si scherza affatto: da Ovada a Castelnuovo Belbo (107 km per circa 1200 m D+) e da Castelnuovo Belbo a Valenza (85 km, 950 m D+).
Una faticaccia, inutile negarlo, nonostante il fondamentale supporto del motore elettrico della SuperBigia. Ma anche un viaggio affascinante in una regione pochissimo conosciuta, seppure a pochi passi da casa.
E di cose sorprendenti ce ne sono tante: in primo luogo, la stupefacente quantità di castelli: evidentemente da queste parti in epoca medievale girava il detto “se non hai un castello, non sei nessuno”, perché praticamente ogni borgo, anche minuscolo, ha la sua imponente costruzione a guardarlo dall’alto in basso. Per citarne uno tra i tanti l’incantevole Lerma, poco dopo Ovada, risalente al 1100 e in cui si accede attraverso un portale a una piazza panoramica, da dove si dipartono gli stretti vicoli del ricetto, all’ombra del Castello Spinola.
Ma c’è anche (e ancora, dopo il selvaggio tratto del giorno precedente sull’appennino ligure) tantissima natura, soprattutto fino a poco prima di Serravalle Scrivia, dove ci si inoltra nel Parco Naturale della Capanne di Marcarolo. Un percorso – tutto in saliscendi e con una serie di salite bastarde, ma quello è ormai scontato – immerso nel verde di boschi e prati fioriti, lungo stradine asfaltate su cui il traffico automobilistico è pressoché inesistente, e dove per contro è facile vedersi attraversare la strada da fagiani, leprotti, caprioli. Senza contare i grandi vigneti e i molti cartelli che ti raccontano le eccellenze di questi territori.
Meno gradevole, perché più urbanizzato, il tratto successivo da Serravalle a Novi Ligure; da dove però – dopo aver reso umile omaggio ai grandi pedalatori di questa terra, Fausto Coppi e Costante Girardengo – si riprende a immergersi in una più tranquilla campagna.

Si arriva così a Sezzadio, luogo che si dice abbia dato i natali al famoso Aleramo ma che a noi invece ha riservato la prima sorpresa della giornata: quando ormai assaporavamo il count down dei km che mancavano alla fine della nostra tappa, una bella transenna e la scritta “strada chiusa per lavori”.

Impossibile passare attraverso il cantiere, anche sfoggiando il più seducente dei nostri sorrisi. Così non ci è rimasto che inventarci una deviazione di vari km, che ci permettesse di attraversare il Tanaro (percorrendo una strada sterrata e una cosa che somigliava forse più a un guado che a un ponte) e ci riportasse poi nuovamente sul percorso principale. Inutile dire che, quando sei a fine giornata e le energie (sia tue che della batteria della bici) iniziano a scarseggiare, anche dal punto di vista psicologico non è proprio un toccasana.
Insomma, quando siamo arrivati nella graziosa Mombaruzzo, in cima all’ultima sostanziosa salita della giornata, non eravamo al nostro meglio. Così ci siamo concessi una pausa in un bar-pasticceria, per assaggiare un’altra delle grandi glorie del territorio: i celebri “Amaretti di Mombaruzzo”. E lì, mentre cercavamo di riprenderci dalla fatica e dal freddo che ci aveva perseguitato per tutto il giorno, ci arriva un deprimente messaggio dal b&b che ormai vedevamo a pochi colpi di pedale: a Castelnuovo Belbo il ponte sul fiume è interrotto, è necessario deviare passando per Bazzana Vecchia. Secondo colpo al cuore, e probabilmente seconda vendetta di Aleramo, ormai stufo di sentirsi percurlare da tutti noi. Sta di fatto che siamo arrivati alla méta in condizioni piuttosto disastrate.
Meno male che ad accoglierci, a Castelnuovo Belbo, c’era un’altra chicca che vi raccomando vivamente, magari pianificando qualche giorno perché quando arrivi qui ti passa la voglia di ripartire: il b&b Bed & Tours, una dimora di campagna circondata da un giardino che invita al relax, dove la proprietaria Marilena (che è anche guida turistica e sa tutto della zona) ti accoglie e ti coccola nel migliore dei modi, inclusa una prima colazione davvero indimenticabile.

Arriviamo così alla quarta giornata, che ci ha visti attraversare i panorami del Basso Monferrato: per certi versi più morbidi e gentili (le salite no, quelle restano bastarde), ma di certo altrettanto scenografici, lungo stradine che si snodano sul crinale delle colline e che ti offrono viste a 360 gradi sulla pianura e sulla campagna sottostante, in cui sbucano le sagome dei campanili dei vari paesi attraversati (Fubine, Cuccaro, Lu, San Salvatore) ma anche di quelli che si scorgono a poca distanza dal percorso, come Camagna o Vignale.

Dopo Pietra Marazzi si è ormai in pianura, a poca distanza dal Po, e la campagna cambia ancora una volta aspetto. Per quest’ultima sera del viaggio, a Valenza, ci siamo concessi una notte nell’agriturismo di grande villa settecentesca, Villa Gropella, circondata da un gigantesco parco secolare a pochi km dal centro della città. Così, tanto per ricordarsi che a volte puoi trovare la bellezza dove meno te lo aspetti.


